ELABORAZIONE DEL LUTTO

ELABORAZIONE DEL LUTTO

L'elaborazione del lutto è un processo, il cui inizio è conseguente alla perdita di una persona cara, sia a causa della sua morte, sia a causa del suo allontanamento, come accade nelle relazioni sentimentali e affettive in generale.

Le reazioni sono soggettive ma alcune sono tipicamente presenti nella maggior parte degli individui. Tra queste: il forte senso di tristezza, di vuoto, di nostalgia e di impotenza, il rammarico per non aver fatto o detto ciò che ormai non si può più dire o fare, l’ansia, la rimuginazione sull'accaduto, lo scarso coinvolgimento nelle azioni quotidiane, il ritiro sociale e talvolta il senso di colpa per le circostanze del decesso.

Sono state evidenziate fasi specifiche di elaborazione:

  • una prima fase di disorientamento, confusione, incredulità;
  • una seconda fase in cui si viene sovrastati dalla rabbia nei confronti di persone ed eventi che si crede abbiano potuto contribuire alla morte, ad esempio i medici o il destino ingiusto. In altri casi la rabbia viene espressa verso se stessi per non aver fatto scelte diverse o tutto il possibile;
  • una terza fase di disperazione e disorganizzazione;
  • una quarta fase di riorganizzazione e accettazione.

Gli esseri umani hanno la capacità di elaborare in piena autonomia il lutto e di arrivare alle quinta fase nell'arco di circa 12 mesi.

Il lutto può però essere talvolta caratterizzato dalla comparsa di sintomi psicopatologici che rendono complessa la sua elaborazione. Tipicamente un quadro marcatamente depressivo rende difficile la ripresa della propria vita, con vissuti di apatia e scarso interesse per ciò che prima causava gioia. Tale stato può riflettersi nel lavoro e nelle relazioni con gli altri, creando problematiche di vario genere.

Ad alcuni capita proprio l’opposto, ossia una sorta di iperattività che impedisce di fermarsi a pensare e ricordare.

Frequente è anche l’attività rimuginativa, che può diventare un comportamento mentale ossessivo, con pensieri ripetuti e intrusivi.

Anche sintomi d’ansia spesso si accompagnano agli atri quadri sintomatologici, così da rendere le condizioni di vita ancora più compromesse.

Tale condizione psicopatologica può definire il disturbo post-traumatico da stress e richiedere un trattamento specifico, spesso utilizzando l’EMDR.

Alla psicopatologia possono aggiungersi anche sintomi fisici, come cefalea, disturbi gastroenterici e una maggiore vulnerabilità verso le patologie fisiche.

In taluni casi, seppur in assenza di questo pesante quadro sintomatologico, può capitare che non si riesca ad accettare la perdita e l’ineluttabilità della morte e che il dolore rimanga acuto anche oltre i 12 mesi. Si parla in questo caso di lutto complicato o patologico.

In questo anno di pandemia le condizioni in cui vengono a mancare i propri cari possono predisporre a un lutto patologico e non ultimo rendere la perdita un evento traumatico con possibile evoluzione nel disturbo post traumatico da stress. Non è infatti emotivamente facile da sopportare il distacco netto dal malato, senza potergli fare visita e spesso nemmeno sentirlo al telefono. Tanto quanto non lo è il timore di un drastico peggioramento, il continuo rimando alla pericolosità della malattia che giustamente i media ribadiscono, l'impossibilità di avere un aggiornamento costante sulle condizioni di salute, nonché la propria assenza negli ultimi momenti di vita della persona che ci sta lasciando. La ritualità stessa del funerale così limitata rispetto al numero dei partecipanti rende più difficile sentire il calore dei molti che non possono partecipare, così come l'impossibilità di frequentare amici e parenti lascia più soli, proprio quando la presenza degli altri potrebbe essere consolatoria.

Capita purtroppo sempre più spesso di trattare in terapia tematiche legate al lutto, sia con EMDR, sia con le tecniche cognitivo-comportamentali. Il fine è quello di accelerare o sbloccare il processo di elaborazione e di arrivare a un ricordo sereno della persona persa.

Qualche breve consiglio:

  • Meglio affrontare pienamente il proprio dolore piuttosto che cercare in qualche modo di evitarlo, soprattutto con rimedi che possono momentaneamente lenirlo ma provocare danni fisici, come l'uso di droghe o alcol.
  • Dà sollievo rimanere in una sorta di relazione con il defunto, non concreta ovviamente ma del tutto interiore. È molto soggettiva la modalità, che spazia dall'andare al cimitero ai ricordi o ai pensieri dedicati alla persona cara.
  • Aiuta cercare di comportarsi come sarebbe stato/a contento/a chi ci ha lasciato.
  • Essenziale prendersi cura della propria salute psicofisica e non lasciarsi andare a una vita non sana.
  • Ricreare una routine e tornare gradualmente ai propri interessi garantisce infine un valido sostegno contro il senso di dispersione e disorientamento tipico del lutto.
© 2021, Donatella Bielli Psicologa - PI: 13395030151 - Numero iscrizione Ordine Psicologi della Lombardia 4441 - pec: donatella.bielli.243@psypec.it
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